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mauroarcobaleno says:
Hai ragione, viaggiare, imparare una lingua, immergersi in una cultura ti arricchisce e comunque ti cambia. Abbi però pietà degli stanziali…
soniapendola says:
va anche detto che si può partire senza viaggiare, non solo di testa ma con la mente che esplora mondi non necessariamente geografici. Però viaggiare una cosa che insegna almeno a me che spesso salgo in cattedra – sigh, anche se a scuola non faccio didattica frontale – è a stare un po’ zitti, a parlare di meno e a ascoltare di più. E a essere umili senza far sempre quella che ha già capito tutto… ecco in questo senso mi è sempre utile.
Ecco, sì.
S,
Gema Teran says:
Sì, sono d’accordo, perché proprio come in viaggio, imparando una lingua scopri cose nuove, parole o frasi che ti riportano alle radici e alle tradizioni del paese in cui stai imparando la lingua.
soniapendola says:
Vero, Gema, sono d’accordo, se hai qualche ricordo particolare, scrivimelo!
Anche in privato!
(E ancora complimenti per il tuo risultato scolastico!)
S.
Vincenzina says:
Una lingua si abita, per quanto troppo spesso lo si faccia in modo inconsapevole o sentendosi sempre un po’ stranieri. Io mi sento un curioso ibrido, abitante stanziale ma di un luogo aperto agli echi e agli strati.
😊
soniapendola says:
Bellissimo spunto, Vincenzina, lo userò coi miei corsisti stranieri, che credo lo troveranno di utile ispirazione.
Penso anche a certe metafore riferite allo spazio come ‘scivolare’ sulle parole, o ‘lanciare’ invettive, e anche a chi usa solo parole ‘pulite’, come un tempo usava tirare sale e tinelli a lucido e ci dovevi entrare in punta di piedi o con le pattine o non entrare affatto. Invece a me piace abitarla in tutti i suoi anfratti una lingua.
S.