L’amore è un panino al salame (o altro affettato)

Dato che lo mangio molto di rado, ogni volta che ne vedo uno subito la mente va a quell’unica magnifica ed esaltante esperienza in colonia fatta alla Regina Pacis da bimba, a 5 anni .
Ci portavano col pulmino (!) la mattina, si andava in spiaggia, poi le suore col fischietto e le gonne arrotolate alle ginocchia, davano il via all’entrata in acqua e all’uscita.
Mi ricordo tutto come fosse ieri.
Si pranzava tutti insieme nel refettorio semiaperto davanti al mare, dopodiché riposino sulle sdraio allungabili a strisce di plastica flessibili, colorate. Per merenda ci davano varie cose, ma in particolare mi ricordo il pane col salame, il salame Milano. Forse perché mi ma’ non lo comprava mai, il salame, e a me piaceva da morire, però da solo, senza il pane. Il pane lo lanciavo, mangiavo il dentro.
Poi però mi tornava subito fame.
Mi sentivo di fare una cosa poco ortodossa, e in questi giorni a rileggere e riguardare le ennesime prove del mio narcisismo, mi sono resa conto che spesso in un rapporto io cerco il salame, e lancio il resto.
Non so se mi spiego.
Il problema è che a furia di fare così, anch’io divento salame per qualcuno, che prende il dentro, e lancia il resto. Nel caso delle mie relazioni, è più il contrario: si prendono, o vorrebbero prendere il fuori, e fottersene del dentro.
Ma comunque.
Ho trovato questo giovane analista youtuber, molto simpatico e soprattutto competente che mi ha ri- acceso delle spie, e invece di scagliare pietre contro lo “stronzo” di turno, che generalmente stronzo stronzo poi non è, semplicemente, punta anche lui al salame e butta via il resto. E non riesce mai a placare la fame.
Resti sempre con la voglia di qualcosa che poi non sai bene checcazzo è.

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Cambiata l’ora, ma quest’anno son cambiate tante altre cose (tranne le tanto auspicate), e ogni foglia che cade- salvo qui, a Palermo, dove impera la vegetazione tropico-africana – ogni figlia che si stacca (splendido lapsus, non è il caso di spiegare), okay, dicevo, ogni foglia ch