Izmir, settembre 2013
Per la prima volta dopo mesi mi sveglio (ormai prevedibilmente) all’alba, ma non sono agitata, non mi batte il cuore all’impazzata, non mi canta lo stomaco, cantano dal minareto sulla collinetta vicina. Esatto, quella sopra è la vista dalla mia finestra; sotto c’è la mia stanza, con colazione Continental (da quale sponda del Bosforo non mi è chiaro) ma non ci lamentiamo, l’AC non manca: il tutto per 20 € a notte.
Sto un po’ in ascolto poi mi riaddormento. Con buona pace di Allah e alla faccia di Pan.
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Nel film The Way Back un gruppo di prigionieri riesce a scappare da un gulag in Siberia e a guadagnare la libertà percorrendo più di sei mila chilometri a piedi attraverso Russia, Mongolia, deserto dei Gobi, poi Cina, Tibet, Himalaya per arrivare fino in India. Niente a confronto con l’apostolo Paolo che per diffondere la parola di Cristo ne ha percorsi quasi ventimila! Il suo viaggio è stato spettacolare, attraversando Arabia, Turchia e Grecia. Si viaggia per scappare, si viaggia per trovare e ritrovare, si viaggia per scoprire e imparare. E si viaggia per raccontare.
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(Tratto dal libro di Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, Longanesi).
crescent-city says:
Beautiful pictures, nce!
Secondo me la rana che diceva di venire dall’oceano poteva essere bugiarda, certo. Forse aveva visto l’oceano, le rane non possono dopotutto sopravvivere nell’oceano.