Vado in India (passando da Stresa)


5 gennaio 2024, l’arrivo a Milano è grigio, freddo e bagnato, ma io e il mio compagno pilota ci tracciamo, pronti a beccarci fuori dalla stazione Centrale.
Sei in Centrale?
Sì, arrivata ora, prendo caffè e esco. Passo.
Io cerco parcheggio. Passo.
E via discorrendo per una dozzina di battute, Dove sei, da che parte, io al semaforo, sì ma quale…? Dopo venti minuti e infradiciamenti, e avvitamenti attorno alla stazione, comincio a perdere le speranze (sicuro che era l’Alitalia?), mi raccatta davanti all’albero di natale, salto in macchina, e giusto in tempo per evitare di mandarci a quel paese, giunge il messaggio di AirIndia a ricordarci che stiamo per decollare verso un altro mondo, più caldo, colorato, e (speriamo) più umano.

Il messaggio annuncia un ritardo di due ore, per ingannare le quali (e per ritrovare il mood iniziale) decidiamo di farci un giro nei “dintorni”. Ti porto sul lago a farci uno spritz!
Passo e chiudo.

Già, credo proprio che per penetrare più a fondo nella realtà indiana, specie quella caotica e vibrante di una città come Nuova Delhi, il termine di paragone con una cittadina ben ordinata, impostata e manicurata come Stresa, col suo lago e isolette che ci fluttuano sopra, sia molto efficace per lasciarsi investire da uno tsunami di colori, formicolii umani, suoni incessanti, sguardi ammiccanti e risoluti, che compongono il puzzle della capitale indiana.

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Se ve lo devo proprio dire, l’India non era nei miei piani, poi Bruno dice, E le Andamane … no?

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So… “When in Rome do as the Romans; when in Delhi, do as the Indians