Il mio pensiero personalissimo sul lavoro di squadra è scettico e piuttosto negativo. Che sia utile nessuno lo nega, ma la domanda è a chi? Al gruppo? E in quale proporzione fra le parti? Se John Donne vivesse oggi, e magari nascesse greco o bulgaro o romeno, non so se la penserebbe ancora così:
Nessun uomo è un’isola compiuta in se stessa
ogni uomo è un pezzo di continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla di terra
venisse lavata via dal mare
l’Europa sarebbe diminuita…
Mah…
I maschi del team sono due, ma percepito uno solo, completamente scollegato, le solo parole che dice sono veri gud, veri gud. Non fa mai eye contact, inibizione sempre più diffusa fra le giovani generazioni, se è in riposo o ha la libera, evita di incrociarti, cambia strada. Continua a inveire contro il Climate change, e la C. con cui si intendono a meraviglia, gli fa eco con una ferocissima campagna femminista. Il credo LGBTQ non le va troppo a genio perché si sente molto femmina (e molto espansa anche lei come la N.)
La C., mi verrebbe da cantare stile Battiato, si prende tutto anche il caffè: si tiene i biglietti con tutte le info (poi non sa a che Terminal siamo o dobbiamo andare), le prenotazioni degli hotel dei transfert (che sono sempre a suo nome) , se una notizia non la dà in esclusiva, la lascia cadere nel vuoto, salvo poi cercare di recuperarla alla bene e meglio, facendo finta che era ignara, tipo quando da giovane andavo a recuperare le siga spente intere perché smettere mi era odioso. A lei risulta odioso condividere, attenti che lo ripeto – con-di-vi-de-re dettagli idee info partoriti da altri .
Già che ho toccato l’argomento vi aggiorno sulla questione fumo…
Io e la N in terrazza, il suo portacenere deliberatamente,
attenti lo sillabo – de – li – be – ra – ta – men- te
lasciato straripare, ché ogni volta che ci provo a estinguere quella unica siga della giornata ci trovo le sue 25
Il team (notturna compresa) si diverte un mucchio, io no.